0OH9Ì
LA ROSA BIANCA
E
LA ROSA ROSSA
DRAMMA SERIO PER MUSICA
DA RAPPRESENTARSI NELL' IMP. E R. TEATR.©
IN VIA DELLA PERGOLA
LA PRIMAVERA DEL 1822.
SOTTO LA PROTEZIONE DI S. A. I. E R.
FERDINANDO IlL
©RAN-DUCA DI TOSCANA
GC* €C* 60%
FIRENZE
«ELLA STAMPERIA FAISIOSINI.
ARGOMENTO
Nel Regno d' Enrico FI. d' Inghilter-
ra , fu abitata una celebre Causa contro i
Conti di fVarvfich , incolpati d' usurpazione de
Pupilli Fennot. Contro l' espettazwne gene-
rale i ìFarwich rimasero vincitori. Passati i
Giudici a mensa in un giardino contiguo al luo-
so della seduta, num>a questione insorse fra
Uro nella inattesa sentenza: più di tutti si
altero il Duca di Jorch , protettore de I u-
pilli , contro II Duca di Lancastro che favori-
va i PFarmch . Quegli invitò i commensali che
erano di sua opinione a porsi in petto una ro-
sa bianca , questi a mettervi una rossa . Ua qui
ebbero origine due fazioni , ^he a vicenda si
desolarono per lunghi anni. Nel 1099- ■«*^-
cardo FI. dichiarò Ordine Reale la rosa bian-
ca, ed abolì per sempre la rossa, i partigia-
ni della quale furono 0 esUiati , 0 messi a
morte , 0 astretti ad arruolarsi alla bianca .
Su questa base istorica , il Sig. Gilberto
di Picherecourt lavorò il suo Dramma lirico,
che fu poi ridotto ad uso della Real Compa-
gnia Italiana. L esito favorevole ottenuto, tan-
to in Parigi, quanto nella nostra Italia, in-
dusse un Impresario a far trattare lo stesso
Argomento per uso di Dramma , sperando che
animato dall' armonia , e adorna di convenien-
te spettacolo , dovesse riuscire di gradimento
agli intelligenti . W'^" ' I'"»1|?V
UNC--CHAPEL HILL
ATTORI
ENRICO Conte di Derby
Sig, Carolina Sassi j
Cantance al Servizio di S. M. Maria Luisa
InfMte di Spagna^ e Duchessa di Lucca.
RODOLFO Sir di Moriimer, Padre di
Sig. Giuseppe PaUuni .
CLOTILDE di lui Figlia
Sig. Mar ietta Ljundini .
VANOLDO Conte di Seymour
5/^. Francesco P ier marini ,
ELVIRA Contessa di Nortoa
Sìg» Umhellina Bar Colini
UBALDO Capitano delle Guardie Reali
§ig, Gaetano del Monte.
Cavalieri della Rosa Bianca*
l^^gg** — Guardie reali.
Scudieri . — Paesani .
Capitano . — Paesane .
V azione succede nella Provincia di Yorch ,
sul finire del Secolo XIF ,
Xa Musica è del rinomatissimo
Sig. Simone Mayer.
Pittore, e Invei^^tore deìle Scene Sig. Luigi
FacchinelU Professore dell' I. e R. Accademia
delle Belle Arti ,
Figurista Sig. Gaetano Pìattoli .
Macchinista Sig. Cosimo Canovetti.
11 Vesfintio sarà esiguito per gii Abiti da Uomo
da Francesco Cescri , e ^.x^t ^ucil da Dt nna
da Gia^seppe Biiguaai òartari iio reati ni.
4 .
1 Balli saranno composti, e diretti à&ì SJg. ANTO-
^'^^ NIO LANDINT, ed eseguiti dai seguenti
Primi Ballerini Serj
Sig Coirlo B asig . Sig. Antonia Torelli ,
Primi Ballerini per le Pani
Sig. Log. Osta. Sig, Geltrude Balduiz- «
Primi Ballerini di mezzo Carattere
Sig. Antonio Sig. iMaddaltna S»^ Usvid Sig. Giulia
Ramaccini . Androvet . Ventati, Romagnani .
Secondi Ballerini
S^g. Gaetano S g. Luigia Sig. Fran e.^co ^ig. Em lia
Firsi Càtenjcci . - e Pao i Ca??eUi
Sig. G^ueeppe S'ig Anna S g. France sco S g. Giovanna
Stefani. Carrar 0 , Bottini. Gentili.
à»ig. F?Uppo Gentili. Sig. Mar a Gainbacciani .
Altro primo Ballerino per le Parti
Sig, Gio. Bati-ica Massari
Con N. j6. Ballerini di Concerto, e 40. Figuranti.
Primo Violi fto^ e Direttore JtfU Orchestra
Sig. Niccola Ferrini Zan'boni .
Maestro al primo Cimbalo Sig. Michele Neri Sondi .
Altro Maestro Sig. Luigi Barbieri »
Supplemento al primo Violino
Sig. Ferdinand'o Lorenzi .
Primo VioL dei Secondi Sig, Giorgio Checchi.
Prima Vioì. dei Balli Sig. Alessandro Favier .
Primo Violoncello Sig. Guglielmo Pasquini .
Primo Conti abbaiSO Sig. France-co Paini,
,w . r,. , / Sig. Tommaso Tinti .
Prime Viole ^^^^^^ ^.^^^^i ^
Primo Oboe Sig. Egisto Mosell .
Primo Clarinetto S'g. Vela .
Primo Flauto e Ottavino Sig. Carlo Alessandri,
Primo Fagotto Sig. Gaetano Migliarini
Primo Co^'iìo Sig. Pasquale Baldini,
Trombe Sigg. Fratelli Gambati .
?rimo Trombone Sig. Vincenzio Turchi»
Suggeritore Sig. Luigi Bondi
topina delia Musica Sig Gaspero Meucci,
ATTO PRIMO
Veduta dell' efterno di un antico
Ga«tello gotico.
S G E N A I.
Coro di Cavalieri della Rosa bianca .
N B. Tutti portano una rosa bia»tsa al braccio
sinistro allacciata con un nastro bianco .
Coro Jl. Jieti stroinenti
Per tutto suonino:
Alti contenti
Per tutto echeggino
La Rota candida
A festeggiar .
Parte Rosa «a/igoigna
del €oro Di Marte emblema.
Più niuna tema
Ci puoi recar .
Da questo suolo
Tu sei bandita ^
Qui regna solo
Pace gradita ,
Che rosa candida i
Suml apportar .
Coro Su su strumenti ,
Su su concenti
Per tutto echeggino
La rosa candida
A festegoriar .
6
Parte Ma chi mai di tanto bene
del Coro. Sì felice fu l'autor?
mitra parte Ecco appunto a noi *en vieae ,
Plauso fate a sì bel cor .
accennando alla d<ìstra d^lC Attore .
oro Su su «tromenti
Su su cuocenti
Per tutto sudaino ,
Per tuttu echeggino
La rosa candida
A festeggiar.
se E N A IL
P'anoldo « Cavalieri,
^gli si m^anza concentrato in .<e ^te.^so , « senzm
per mente Cavalieri ^ che maravig^^^l^i si
ritirano alquanta indietro •
f^an. Co' suoi frequenti palpiti
Tristo presagio il core
M'annunzia che il mio amore
Ricerca invan pietà.
Vorrei pur io sorridere ^
Giiur pur io vorrei ,
Ma degli affanni miei
Ristoro il sen non ha •
Qqto a che sì torbido ?
Perchè sì mesto
In questo dì?
Van, Perchè dalf alma
La dolce calma
Oh Dio ! spari.
Cqtb Con liet© canto
A te faremo
J^el seno «Qendcre
* Felicità .
r
Fan . Col vo:f:ro canto
Sperate in vano
Nel seno infondermi
Felicità .
Promette Amore
Qualche contento,
Illa poi torcnento
ILiggior mi dà.
Ite y cessare . Ornai
Da gravi cure oppresso 3 in vano a gioia
.""chiuder io tento il cor. Elvira in breve
Qua dovrebbe arrivar. Ad affrettarla
Jncontro a lei volate;
E i cenni mici ... Ma dessa ^iene , Andate ,
partono i Cm*alieri per la sinistra
S G E N A 111.
EUnrm con due p^ggi\ e Fanoldo,
Mìvira esce dal Castello co' pciggi , cìie ad ufi
di lei cenno si r stirano . P^anoldo le và incontro ,
AVt^. Dal mio solingo tetto ,
Vanoldo 5 a che mi chiami io (juesto loco^
Ove di fedite non usata pompa
l*er ogni dove appar? Male conviene
A vedovile duolo
La gioia che rispleude in questo soolo .
F an. La rosa rossa è spenta ,
E spenti o moti partigiani suoi
Già son . Il Re con uu severo editto
Esigilo o morte 5 il sai, già loro impose,
E a me prescrisse ^ che i vesàilli 10 debba
Della branca seguir .
o
Elv, Spergiuro! e ?irdisci ....
F an. A ben piti grato ^^enno
M' e forza d' ubbidir . Sappi...,
Eli^. Che mai?
f^an. Di sir Ridolfo alla vezzosa figlia
El(^, Taci 5 non proseguire ; e tu potresti
Tradire T amistà? P^an. Del Re lo irap^nt
Augusto cenno , e più lo vuole quella
Ch« per Clotilde incstinguibii fiamma,
arde nel sen .
El^. Che osi sperare , insano ?
/^an. Enrico e in bando, e forse ....
£li^. A lui giurò Clotilde eterna fede ^
E fede eterna al cener freddo ancora
Clotilde serberà.
fan. De' tuoi coosigli
Potresti almen ....
Elv, M' ascolta. A te prometto
Di non oppormi al nodo ;
Ma cotìvienti giurar che inganno o forza
Mai di Clotilde al core
Tu non farai per ottenere amore .
l^an> Ah sì lo giuro . Illustre donna ; lascia
Ch' io renda a tanto affetto
La dovuta mercè . Meco ne vieni :
Nel dolce mio delirio,
Neir amoroso fuoco.
Che si m'avvampa il seno,
Elvira mia. deh non lasciarmi almeno.
partono inueme
S G E N A IV. ■
Enrico e Vbaldé da Scudieri.
Enr. L' aura natia pur dunque entra nelparcé)
3o torn u a respirar! Questo ch'io premo j
E che di pianto inondo,
E' il patrio suol! Graisie , clemente Nume,
lo reQdo al tue fnvor . Qui di veiidetta
Desìo non mi conduce. Amor mi guida ^
Paro 3 costante amor per lei cke adoro .
Clotilde! m' ami ancor ! Clotilde! oh come
Mi palpita al tuo nome il cor contento !
Trasportato mi sento al giorno, al loco^
Ove il nostro bel foco
Incominciò ... Farmi vederla in volfco.
Gli sguardi io miro , e le parole aecolfeo.
Qui sospirò ... là rise,
Qui mi promise — • amo?.
Piena è la riva ancor
De' giuramenti :
Ditelo 5 o Zefiri.
Sponde ridenti.
Se la fè die mi giurò — conservò .
O cara memoria di tenero affetto
ìli scendi neir anima — con tanto diletto.
Che il cuor non sa
Nutrir sospetto
D' infedeltà .
S G E N A V.
Ubaldo ed Enrico
Uba. Signor... entrando dal Cancello
^nr. Incauto, taci : questo nome
Lasciar devi in oblio;
Scudier , quale tu sei , pure son' io .
Uba. Cauto sarò; non dubitar. Enr. Vanoldo
Sappia eh' io giunsi , In queste piante ascosa
Attento indagiierò , se ancor nel petto ^
Serbi amistà per me. Vanne,
Jba. M'affretto.
Enrico esce dal Cancello, e si nas^conde
dietro le pi ance ^ Ubaldo i incammina per
10
entrare nel Castello , al di cui ingressa
incontra Vanoldo
S G E N A VI.
Vanoldo^ Ubaldo^ ed Enrico. P^anol do continua
il suo cammino . dimodoché soprai^anza Ubai-
do che resta dalla parte del Castello .
f^aJh Scudier ove t' inoltri?
Uba* Al Gavalier Vanoldo alta ragione
Mi tragg© a favellar .
p^nn. A chi appartieni ?
Uba» Della Boga vermiglia
A prode Gavalier, al Conte Enrico.
ricomparisce Enrico che p®c& a poco
si amanza per di dietro a Vanoldo
Van, Al mio diletto amico !
( Oimè ? ) Enricp forse ...
Uba. MdX tollerando il peso
Dell'esilio crudele... a questo lido
Del suo Vanoldo in traccia ...
Van. Oh Ciel ! ... Uba. Qui presso...
Van. Enrico? Enr. E' fra tue braccia.
Ti stringe e sfido il fato.
Yen. Eh! che facesti? tutto è periglio qui*
^ Fuggi:
tinr. Gh'io fugga dal mio ben,
Dair amico !
Va/z. Ardir fatale qaà ti guidò .
E/^^. Non fu T ardir mia guida 5
Ma amistade, ed amor .
Vtì/a. Su te sta m^rte •
E/2r. Morrò a Clotilde accanto.
Van, Freddo cadrai .
%nr. Mi scalderai col pianto.
Yan. Giungono! oh Ciel! t'invola.
Il
Enr. Ah! chi mai giunge? parla.
Yan. O tremendo istante! se t'arresti
Poni in rischio i miei giórni.
Mnr. I giorni tuoi? vincesti;
Addio ritornei ò ... m'abbraccia, parte
Yan, Che disse? ... toriacrà? ... crudel cimento !
Che dirò?... che farò? ... morir mi sento, 22.
S G E N A VII.
Ubaldo solo .
Uba, Misero Enrico! il tuo dolent^e stato
Mi fa pietà! Più cauto
Convien su lui vegliar . Conosco appieno
L'intollerante ardor che serba in seno. par.
SCENA Vili.
AI suono di lieta armonia alcuni paesani e pae-
sane «scono in vaga danza dalla parte dei
parco, portando lunghe aste, alle quali ap-
pesi sono de' festoni di mirti intrecciati di
rose bianche , e de' cartelloni col motto : Amo-
re ed Imeneo. Durante il canto de' cavalieri
i paesani conficcano le aste sul terreno , e
formano nel mezzo un trofeo , sotto cui vie-
ne condotta Clotilde accompagnata da Ro-
dolfo e da Vanoldo , Nello stesso tempo esce
Elvira dal cartello, e và ad abbracciare Clo-
tilde^ paggi} tre scudieri ed altri paesani
che non ballano. Enrico dietro con Ubaldo^
Coro Vieni gentil donzella.
Schiudi r amabil riso;
Splenda nel tuo bel viso
Il giubilo del cor .
Questo romito loco , '
Sacro a silenzio intorno.
Di grazia or è soggiorna
Tempio divieti amor .
col eanto del Coro cessa la danz^
Clot, Soffre la sua «ventura
Per pochi istanti ancora
Quesfalma mia sicura
Che il caro ben vivrà,
Ah forma un tal pensiero
La mia» felicita.
Amica sperno — cor. mi dice
Che aifin felice — con lui sarò*
Che ogni mio palpito — In un moment®
la tal contento — Cangiar vedrò.
Co; o Tua vaga immagine — di questi fiori
Nei bei colori — dipinta sta.
Coro Di questi fiori
Ne* bei colori
La tua beir anima
Dipinta sta .
eia. (Ahi forse oh Dio!
Dell' idol mio
La cara imagine
Non riederà. }
Ah ! Enrico ! oh Dio ! parte
S G E N A IX.
Enrico^ poi Ubaldo ,
^nr. Clotilde, io pur ti vidi! A me tu pure
escendo come fuori di se ppr la giojai
1 lumi tuoi volgesti ?
Ho ben sofferte pene 5
Se a veder mi traeste il caro bene !
Uba. Oh non più qdito eccelso
escendo dal castello con dolora ed ira .
D'infedeltà!
^nr. Che j,jfV€nne ?
13
Uba» Clotilde:., alla sua fe spergiura ingrata
Al tuo costante amor... al nuovo giorno
Sposa sarà.
Enr. Stelle ! Che dici? colpito da meraviglia
Uba, Il seppi 4
Or or dagli scudieri suoi.
Enr. Chi fia
Che a me Tosi rapir ? con sommo sdegno ^
Uba. S'ignora. Mira:
questo quel trofeo ,
in cui sta scritto... additando i cartelli* l
Enr, Amore»., ed Imeneo!
legge e resta come istupidito,
Clotilde!.. Ohimè!... Che lessi?
Sogno... delirio è il mio ! ...
Imene... Amore... Oh Dio !
Mi sento il cuor mancar .
suono giulwo nel castello.
Che ascolto!... Oh Ciel..^ Qual suono!
Ah sì 3 tradito io sono^
E' vano il dubitar,
atterra con furore e calpesta i trofei .
Itene al suol dispersi
Di tradimento emblemi ,
Venga a mirarvi e tremi
L' empia che m' iogannò
SCENA X.
V baldo soli^ ,
Oh sventurato! non gii resse il core
A colpo sì funesto. Ah! se si scopre 5
Misero! 1 giorni ^uoi sono in perif^lioi
Dove aita sperar? dove consiglio?
»4
& C E N A XI.
Gabinetto^ nobile .
Clotilde sola •
Sola in remota parte
Io po8so alfine a tanti affetti miei
Libero frea lasciar. Fedele Enrico ^
Un sol tuo sguardo , oh com©
Ogni mia estinta speme
Nel sen mi ravvivò ! Tutto scordai*..
Oliimè ! che dissi mai !
Scordar poss'io che morte in questo suolo.
Se conosciuto fosse, andrebbe, ahi troppo!
Ad incontrar. Oh Giel ! ia tal periglio
Lo guida, o Dio d'amor , dagli consiglio .
Ma chi importuno ardisce ... Apresi la porta
segreta , e \^i si presenta Enrico .
S G E N A XIL
Enrico j e Clotilde .
Ciò. Che vedo!... Enrico mio!... andandogli
incontro per abbracciarlo , Enrico se-
{meramente le fa cenno d^ arrestarsi
Enr, Donna 3 t'arresta... In questo
Per te tremendo istante.
Giudice tuo qui venni, e non tuo amante»
C/o. Qual nuovo favellar? Il mio stupore...
Que'tuoi feroci sguardi...
Enrico oimè! ... Qual mai ...
Enr. Rammenta, ingrata, amanza fieré
Quella terribil notte , in cui , fuggendo
li procelloso nembo,
Nel sacro asilo ov' hanno gli avi tuoi
Tomba onorata , osammo
Entrambi penetrar ! oolà del tuono
Al mugghiftnt« fragor; delle cadenti
15
Folgori allo scoppiar, perfida dlmitìi ,
Che mi giurasti allora**
Oìo. Darli la desfcra , e il core j amarti ogaoi;««
Enr% Dov^ è ia destra? infida!
Dt)v' è l'eterno amore!
Non è più mio quel corei
Vanne, t' ascondi a me •
Ciò. Sentimi... il core è tuo;
Calmati... è tua la mano j
Tenta rapirmi invano
Sorte nemica a te .
SCENA XIII.
VanoldQ , Enrico , Ciocild& .
Van. ( Enrico ! oh Ciel ! che mire!
€isce dalla porta grande a sinistra^ e ìUft^f
servato rimane indietro .
Ab! stammi chiuso in petto
Sdegno 5 furor j dispetto
Che mi divori il cor. )
Enr. Dunque tu m'ami?... e meco,,.
Ah noi,., m'inganni ancor.
Ciò. Ah sì^ t'adoro e teco
Giuro morire ancoF .
f^an. ( Oh furie mie crudeli!
Oh mio fatale amor ! )
Enr. ( Ah! Vanoldo ! amico! ah giungi
( Spetfcator del mio contento,
^ ( Vieni : al nostro giuramento
Ciò. ( Sia presente T amistà.
P^an, Sì parlate... ( Oh qual cimento! )
V'offre il seno l'amistà»
^nr. Sarò tuo;
Esilio e morte.
GI0. Sarò tua
^6
Separarci non potrà .
Énr. La mia vita .
do. La tua sorte
a 2 Caro ben la sarà, )
tua ^
Fa^^. ( A dispetto della sorte
La sua destra mia sarà: )
JB/zr. La notte vicina
Con me fuggirai :
Rispondi verrai ?
Compagno t'avrò?
Clo' ( Oh Cielo!... ma il padre?
Fuggire ... r onore ... )
Ah! vince V amore ;
Prometto ,.. Verrò.
W^am, ( Che sento ! che chiede t
M'opprime lo sdegno.;
Al vostro disegno
Oppormi saprò , )
Enr. Ah parto contento !
Ricevi un addio :
Un solo momento
Ti lascio» ben mio.
Ti affida air amico :
So te veglierà .
( La gioia 5 eh' io sent#
Pili freno non ha . )
CIq. Ahi parti contento.*
Ricevi un addio :
Un solo momento
Ti perdo , ben mio t
T' affida air amico j
fer me veglierà»
Ì7
( La gioia 3 eh' io sento
Più freno non ha , )
Fan. ( Oh pena ^ Oh tormento!
Che amplesso! Che Addio!
Che crudo momento!
Resisti cor mio. )
Ti fida : r amico
5u iei veglierà.
( La rabbia eh' io sento
Più freno non ha . )
Enrico parte per la p&ria segreta che si
chiude : F^anoldo e Clotilde partono in-
sieme per la sinistra .
SCENA XIV.
Hodol/f^ , Elidra j il Capitano e un Paggio ^
indi Ubaldo , che si tiene in disparte .
Rt d. Vanne : a Clotilde il mio paterno cenn€»
affretta di recar.
al paggio che parte per la sinistra ,
El'v. Dunque si tosto
Si compiran 5 Rodolfo,
Di Clotilde le Nozze ?
Vb. ( Oh Ciel! che sento? )
Rad, Elvira 5 un sol momento
Non mi lice indugiar. Ecco il decreto,
mostra un dispaccio reale che ha
mano , e additando il Capitano
E il me^sOj che mei reca. Il regio cenno
In questo istante istesso ,
Vuol compite le nozze , e in questo istante
La pompa si prepara.
Vb. ( Corro ad Enrico. Oh qual novella amara!
parte per la destra
Skod. Avversa a questo Imene 3
i8
Sarebbe farse EiVira ? EU*. Il voto mio
Poco ti può giovar ; pure ^ se il cljiedij
lo libera dirò 5 che sposa a Enrico
Tu Clotilde facesti , e che uon puoi 3
Senza ir.idir te stesso ^
Di fellonìa compir ì?ì nero eccce/so^
fiocl. Di tua rampogna ainara
Peiia io provo e rossor ; ma al regio cennd
M' è fi^rza d'obbedir. Del patrio bene
All' imponente aspetto
Convien che ceda ogni privato affetto.
part6 coi Capitano
S G E N A XV.
Elvira sola .
Di Clotilde infelice
lo prevedo il dolor . Troppo è quel coro
Fido air affetto antico ;
Ogni altro aborre 3 e brama solo Enrica .
S G E N A XVI.
Magnifica Sala riccamente apparecchiata
per nobile Convito .
Precedomo i Paggi e gli Scudieri ^ indi
i C aitali eri ; dipoi Clotilde y Ehira ^
Piodolfu 3 e anoldo •
(ior$ D' Tmene il talamo
Di rose infiorisi
Per man d' amor .
Il labro tumido
Discordia mordasi
Di rio livor .
Qua solo spargere
Di pace veggasi
li bel fulgor .
D' Imene il talamo
^9
Di rose infiorisi*
Per oian d' amor .
I{od.,Sìi Cavalieri iliastri ;
Stanco r eccelso Re de'' nostri mali ,
Provido volle ^ìie discordie antiche
Silenzio irnpor. Della pnrporea rosa
Lo scempio decretò; la bianca elesse,
E fra di noi perchè fiorisca eterna;
AI Cavalier Vanoldo
Unita vuol che sia ,
Co' nodi d'Imeneo la figlia mìa.
Ciò ( Come! 0 Vanoldo ? o traditor , che ascolto ^)
( Infelice Clotilde ! ) ^an, ( Io fremo, e mille
Centrar] affetti ho in seno . )
SCENA xvir. ^
Ubaldo^ e delti
Uba, Del Castello all' ingresso
Ospizio in questa notte a te richiede
Ignoto cavalier dal/a destra dirigendosi a V a*
Ciò Ali questo , oh Dio !
Enrico egli è..* ) non osservato a Vanoìdo
e con molta agitazione ^
Van, Che crudo stato è il mio!
La nostra gioja intorbidar or puote
Uno stranier. Vsi', lo congeda.
a Ubaldo che và per uscire
Rod, Arresta .
lo guisa tal ricusi
31 costume seguir degli avi tuoi?
^'acra mai sempre a noi
Tu l'ospitalità. Negarla altrui
Ji' grave error. Nulla temer, t' afìMav.
Vanne 3 spudier, e a noi tosto io guina.
Ubaldo pari^^
C/o. ( Opportuno peosier m' inispira il Cielo . )
Udite 3 qual mi nasce
Sospetto in sen. Poco da noi lontano
Si trova il Re : forse desio gli prese
Testimonio venir di simil festa •
Giusto è il pensier. Da noi compiuti adunque
Ei veggja i cenni suoi .
Olà; sien colmi i nappi
Paggi che iranno a mescere il ^ìn9
Di spumeggiante umore.
F'an. Eccolo 5 ei viene.
CLo, ( Oh Giel! mi trema il core. )
S G E N A XVIII.
Enrico iresti to da C aitali ere in armatura e c<>a
risiera calata* Dietro di lui Ubaldo,
Enrico esce franco i e sj^a per alzare lainsier<i.
V annido lo prev iene andandogli incontr» 3 «
* trattenendolo dallo scoprirsi .
Van* Ferma straniar la mano.
Lascia coperto il volto;
Ignoto fosti accolto ,
Ignoto puoi restar .
Enr. Eccola: indegna ! Ah dove.
Dove il rivai si cela?
Cai il nome suo mi svela?
Ambo farò tremar. )
dot. .( Ah! lo conosco 5 è desso.
Fìsso mi guarda. Oh pena!
Reggermi posso appena;
ylppena respirar.
Vari, ( Ah se conosce mai
Che il suo rivai son'io!
Jl turbamento mio
Putesài ahnen celar. )
21
Mod. Girino i nappi, veggasi
Gioja fra noi brillar •
1 Paggi recano le sottocoppe dalle quali
gli scudieri prendono i nappi , e // pre-
sentano a Cavalieri eccettuato Enrico . '
Rodolfo col Coro,
Viva la candida — Eosa fiorita
Pera la Rossa — figlia d'orror.
Enrico freme,,. Clotilde ed Ehìra cer-^
vano nascondere i suoi violenti moti eoi
frapparsi tra Lui 5 e i Cavalieri .
F'an. fra noi non s'odano
Trombe di guerra ,
^ Un questa terra
Trionfi ilraor.
Piodolfo 3 e Coro .
Viva la candida — Rosa fiorita ^
Pera la tossii — ■ Rosa aborrita
Figlia d' orror .
Clotilde dirigendosi ad Enrico
Lungi dair anima
Ogni sospetto.
Eterno affètto
Ci regni in cor*
Rodolfo 5 e Coro .
Viva la candida ■ — rosa fiorita^
Pera la rossa — rosa abborrita
Figlia d' orror.
Enrico con furore prendendo un nappo^ e mer*
tendosi in atto minaccioso ^ e risoluto ^ers^
la destra di facciata a"" Camlieri »
Pera la candida — rosa aborrita ^
Viva la ros«a — rosa gradita
Figliai d'oaar.
23
Clotilde 5 Elvira , f^onoldo e Ubaldo
Che fe?ti 5 o misero f
Calma il furor .
Rodolfo e Core
Ti scopri, o perfido
Vii traditor.
quelli mpplieheuolt
questi minacciosi
Enr. Traditore no» son io.
Non spergiuro al mio dovere;
Te sleale Cavaliere
Ben accusa tua viltà.
a Hidolfo 3 e nel finire alza la vi-
siera^ e getta V elmo.
Tutti Ah !
Fanoldo e Clotilde^ Elvira e Ubaldo»
Ah ! che fece! incauto ^^^^ \
L ineo r
ìiodolfo e Cero .
Ah! che vedo? quivi Euìjco?
Mnr, Sì, mirate: sboo Fnrico;
Sol fra tanti mi presento.
Voi aeutite in cor spavento^
11 mio cor tremar non sa,
Perclie taci e abbassi ii ciglio? a Clot^
Calma, o donna, il tuo timore:
! > qua venni spettatore
r)^-ila tua felicita
Cloc,\ t^ufili accenti! ahimè, che affiinno! )
agitata rivoigend si ora ad uno ora ad' auro
Ueh m* ascolta Ahimèi.. Che dico?
Caro Padre... amato Enrirro...
Cavalieri., o Ciei , pietà.
Van. ( ^uaii sguardi ! quali accenti !
£3
Sento in sea confusa Talmaj
I Ah fra poco tanta calma
In furor si casgerà.)
I Rodolfo^ Eli^ira , Ubaldo e Gotq,
j ( Quale ardire / qual favella !
Quel coraggio 3 quella calma
i Tiemmi in sen soppesa Talaia^
E risolvere non sa. )
Rad, Cedi 3 ribelle, il brando.
Enr. Vivo no! cederò .
Rodolfo e Coro,
Cada r iniquo esangue snud, le spade
Clotilde , liMra , P^anoldo , e Ubaldo .
Fermate, oh Dio fermate frapponendosi,
Knr* intrepido morrò. impugna V acciari *
Rodolfo e Coro ,
Le regie guardie, olà.
Clotilde mettmdosi innanzi ad Enrico col petté
rivolto alle spade .
( Arrestate — mi svenate^
a 2 ( O vi mova il mio dolor.
Enr, ( Va, spergiura j infido piaeto
( Più risveglia il mio furor .
Rodolfo e Coro .
Deponi la spada — In nome del Re.
ad un cenno del Capitano té guardia
abbassano armi contro Enrico.
EnriGo con nobiltà consegna la spada al Cap,
Ecco il brando: al Re lo cedo}
Non pavento estrema fato ;
Un'infida, un core ingrato
Sono oggetti a me d'orror.
Ciò. Sento ohimè f di sue pene all' aspetto
Che non reggo il mio core trafitto:
Dell! potessi calmargli il sospetto ,
Dir, che mai noa commisi delitto.
Ah! s^^ltanto la mano di morte
Ai suo seno strapparmi potrà •
H«r. Sì, partiamo dell'empia all'aspetto
Più non regge il mio core trafitto:
Mille smanie mi sorgono in petto
Al pensiero di tanto delitto:
Ali ! soltanto pietosa la morte
I miei mail finire potrà.
P^an. Ahi fuggiamo: a sì barbaro aspetto
Più non regge il mio core trafitto «
Mille smariu- mi desta nel petto
II riinorso di tanto delitto:
Ab' ^>it nt<> pietosa la morte
Tan<o orrore firnre potrà.
Elvira e Ubaldo >
Sento ahimè! di giie pene all'aspetta
Che non regge quel core trafitto;
Mille sman c ^ ©nrgono in petto
Ai pensiVr.i di t?i?ito delitto:
]nfVdice! in podere di inorte
Cadde. OD Dir> ^ < è sfuggirla potrà,
Rudnlfo e i^oro
Ah! toglietelo a; no.siro cospetto 5
Ha del He t r?i>^rc <lito T editto,
Il sentirne pie'ade nel petto ^
Cavalieri • sarebbe un delitto.
E' ribelle; »! merta la morte,
Kè ia mt-i.e fcfu^gire potrà.
^uie d&W AUQ Primo
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Gabinetto, come nell'Atto primo.
Ubaldo , « Cero di Cavalieri .
Coro \^almati,.. Ali misero!
Che mai dicesti ?
Colle tue lagrime
Quale ci desti
Di lui pietà .
Uba, Ah! sì 5 d'amore è colpa.
Se ia lui si trova errore ,
E vittima d' amore
11 mio Signor cadrà .
Coro Quale ci desti
Di lui pietà!
Ubaldo 5 e Coro •
Ma , vano è il piangere
Lo sventurato
L' ultimo fato
Incontrerà.
Uba. Ah sì ... pur troppo il labro
Il vero vi narrò . La Sposa ei venne
Ignoto a reclamar 3 e giunse , ahi sorte.
Di Spòsa in vece ad incontrar la morte,
s e E N A II.
Tlhira 3 Ubaldo e Cùi^alieri ,
E/(^ Gioite, alme feroci ;
Paghe sarete alfin . Il prode Enrico
Dell'odio vestro vittinia fra poco...
%6
Uba. Non odio, ma pietade
Sentoa del mio Signor. Appicti del vei?®
Istrutti or gono . .
Mli^. Amici,
Che più s' indugia ornai? Nuore sciagure
Corriamo ad impedir. L'ira del padre ^
Di Clotilde il dolor , Vanoldo stesso .....
Ah! tolga il Ciel qualche funesto eccesso.
panano ^
S G E N A III.
Rodolfo e Vaneldo
Rad. Disgombra ornai dal seno
Ogni vano timor . Il tuo rivale
Più nuocer non ti può .
Il decreto reale
Alla rocca vicina
In carcere sicura
Tratto Enrico sarà. Sua morte è certa 5
E cruda morte empio ribelle merta .
^ art. Ah sì: compiere è forza
Il rtiio destin . A chi commise il primo,
E' lieve ogn' altro errore •
( Oh Ciel! a che mi trasse infausto amore !)
Rad. Ecco Clotilde ; seco
Ti lascio 3 usa con lei d'amor le voci ,
Prega, e quanto d'un padre
Npa poter le min accie
Da qual core ottener ^ tentar tu dei 3
Onde al nostro voler ceda una volta, parte
Ya/i. Eccola Ardir... O mia Clotilde, ascolta.
27
S G E N A IV.
Clotilde a Vanoldo
Vanoldo iw ncro a Clotilde per parlare ;
elln lo interrompe in atùo sprezzante insieme
é dignitoso.
Ciò. Non parlar : ti leggo in volto
Quanti inganni ordisti in sefto ;
Il tuo cor m' è not<d appieno ;
Non ascolto un traditor .
Van. Senti... oh Dio... Clotilde... ah! seoti
Traditore non son'io:
fcfolo Amore è il fallo mio ^
Di perdono è degno Amor.
Ciò. Parti .
Yan* lo t' amo.
Ciò. Orror mi fai •
2 Ho sofferto ^ assai,
indegno ,
Già s' accende il mio furor ^
Yan. Sul rivai la mia vendetta
Piomberà...
Ciò. Ti arresta.., aspetta
P^an. Pensa... Enrico...
Ciò. O Dio!
Ean. Morrà .
Ciò. ( Ah! qual gel mi serpe in seno!
( Che ascoltai ? che disse? © Dio!
( Vedrò morto V idoi mio ^
( Ed il cor vi reggerà?
( Denso vel mi copre il ciglio ^
F^an, ( Il mio stato orror mi fa.
^ ( Ah! qual gel mi serpe in seno,
( Dove sono ? o del che dico l
( Lascerò svenar V amico ?
«a
( E il mio cor Io soffrirà ?
( Denso vel mi copre il cigli© ^
( Il mio stato orror mi fa .
V^n. Che risolvi ?
Ciò. Ahimè non posso.
Van. Il mio sdegno
C/o. Non lo temo .
Varu More Enrico ...
C/o. 11 fato estremo
Al mio bene m'unirà.
VflAz. ( Ma pensa all' affanno
( Crudel 3 che mi dai;
( Mi brami tiranno ,
( Tiranno m'avrai
( Fra pochi momenti
( Quest'alma oltraggiata
{ De' vani lamenti
G/o. ( Vendetta farà.
a s. (Ah taci... Che affanno!
( Decisi y pensai :
( Per sempre 3 tiranno,
( Nemica m'avrai:
( Fra pt^chi momeati
( Il Cielo oltraggiato
( Di tanti tormenti
( Vendetta farà.
S G E N A V.
Ehira j Vanoldo •
Elv. Non ti lascio; invano
Tu mi tenti fuggir : Riposo alcuno
Sperar non devi . Il tuo tradito amico.
La calpestata f è j l'offeso onore..-
Van, Ah taci per pietà, mi strappi il core.
El^, Dov'è la tua promessa? Inganno ^ forz»
39
Di non usar giurasti
Onde ottenere da Cloticl|^ amore;
Ma tutto li tuo furore .
Armanti contro lei . . Perfido j ed osi
Levar la fronte ancorit? e vai rimorsi
Pur fingendo al mio sguardo?
Vanne criadel ; il tno rimorso è tardo, parte
Van, ScosÉia 1' aloja mi sento:
L'idea del tradimento...
Deli' amico il destin straziano a gara
Questo misero core ,
Ah! si torni a calcar la via d'oaore pari:,
S G E N A VL-
Carcere •
MnrÌQo è a destra in aria tranquilla e maestosa
colla sentenza di morte in mano che porga
ad uno sceriffo che in grande abito di giusti-
zia è avanti a lui . Capitano e guardie con
fiaccole ai lati dello sceriffo^ altre in armi
lungo la scala , in capo della quale W s^no
altre guardie con fiaccole .
Enrico .
Prendi, al Ee dirai che morte^
Non paventa un'alma forte;
La sfidai con fermo ciglio
Nella pugna e nelT esigilo^
Lioocenza mi è compagna ^
E sfidarla ancor saprò.
lo sceriffo parte col Capitano e le guar-
die. ilimangon due sentinelle a pas-
seggiare in capo della scala. Enrica
s abbandona su d' un sedile )
Compito è il mio destia ... Si mora; ornai
Insopportabil peód
So
E la vita per me in libero Enrico!
Ogni bene perdesti, amante ^ amico ♦
Deila nemica insegna
Si fa seguace il traditor ; Giofcilrle
Spergiura in ingannò! di quell' ingrata
La memoria si scordi' ah! noi poes io;
Sempre Clotilde ^ oh Dìo!
E' presente al pensier^ e ad ogn' istante
Ne ^'^g'^^ggia r imago il core amante.
Sento ancur — asio dolce amor
Per te sola il cor languir.
Caro ben — potessi alnien
Dirti io t'amo e p^i morir,
Ah ! se mai ramor primiero
Al tuo sen ftivellerà,
Mi concedi un sol pensiero 3
Un sospiro di pietà,
C^ro cU dentro
L^ora fatai s'appressa .
Vieni: non indugiar.
Enr. Chi vien j chi giunge , oh Dio ! ...
Vari, si presenta sulla scala accompa-
gnato dai Qa{^ disila rosa bianca»
Yan, Solo con lui lasciatemi
Segreto favellar .
I Cavalieri partono Vam^ldo res»a pen-
si ere so alquanto in alt& delle^ scala ^ in-
di scende lentamente ^ e giunge in scena
quando Enrico , cantati i i^ersi seguente
è già rientrato nel suo carcere •
Enr» Sì 5 lo conosco: è il perfido.
Che vuol da me l'audace? «^^
Ah! che Hemmeno iri pace
Non lice a me spirar.
l'uò'gasi: il mio valore
Avanti a) traditore
Mi sentirei mancar . ^
entra nella prtgwm
SCENA VII.
y annido solo .
raiu Coraggio, o cor. Tutta potessi almen»
Cancellar la mia colpa . r
Guest' atto di virtù ... Sommo periglio
A me so^frasta è ver; ma grave errore
Alta emenda richiede, e se morire
Pur io dovessi! ebbeii si mora, e sia
Riparo al mio fallir la morte roia> ^
per entrare nella prigione d Enr. , e lo chiama
S G E N A Vili.
Yanoldo , ed Enrico .
Xan. Enrico ... odimi . . Eurico .
hnr. Non appressarti . j 7
ù presenta disdegnoso sulla porta del car
cere, e durante il dialhgo esce del tutto
a poco a poco
Van. Oh! senti,.. Enr. Lasciami.
Fan. A te mi guida ....
Il rimorso, l'onor... Enr, Non e pm tempo .
Van. Deh! brevi istanti ascolta
(guanto a propor ti vieee
L' anjico tao .
Mnr. Lo fosti un gifvrno; or vile...
Parti non t odo pm. Fan. Fenuati : dimmi.
Della purpurea rosa . .
I dritti a sostenere chi ti eoasiglia?
%nr. Am >re, onor. Fan. Questi possenti JNumi,
Ille pure consigliar. Candida rosa ^
fS»(} uRfi, man m'offsrse amor, coli aitr»
32
Donna che adoro più di me. Soci giorni
E quei del genitor pendean da Imene ^
Onore di salvarli
Mi consigliò... son reo ... ma degno i» sono.
Enr. Sì di scusa sei degno j e ti perdono.
Van. Nò generoso cor! — ma il tuo periglio
In rae destando la virtù smarritas
Formai disegno di serbarti in vita,
Meditai 1» tua fuga , ed or ... Enr. Non posse
Nè vò fuggir 3 mi vuole il fato oppresso
E morrò. P^an. Per pietà parla sommesso.
Non sai... fra poco... il fatai bronzo appena
Fia 5 che la sesta annunzi ora funesta. .
La tua morte ...
l^nr. L'aspetto... addio! Van. T'arresta.
E' deserto il bosco intorno ,
iSpunta appena incerta luna ^
Tutt® tace 5 l'aria è bruna,
Densa notte più si fa.
Partii precidi il manto mioj
Già t attende un mio destriero.
Giunto al mare avrai nocchiero
Qlvf. li-ritan ti condurrà.
nnr. Che mai dei? Ed io potrei
Te lasciar esposto a morte!
Nò: qui resto, e Terapia sorte
Scio in me si sfogherà .
Fan, Ferma ... senti ...
Enr. liivan lo speri.
^ÉÉA*. K tu vuoi ?
Enr, Restar 5 morire.
Fan. r^e resisti , i miei guerritìri ...
^nr. E potresti?...
F an, ' Tutto ardire
35
Per donarti libertà .
« 3^ Alma mia non ti smarrire ,
Porse amor io vincerà .
Alma mia non ti smarrire ;
Solo onor lo vincerà .
P^an. Se Clotilde ancor tè cara,
VauHej fuggi, in me t'affida...
Enr. Taci 3 taci ... d«ll' infida
Non parlarmi, oh Dio! mai più •
Fan. Ahi consolati ... non sai...
Fida sempre al primo amore...
Enr, Segui.,, oh Cielo!
Fan. Il suo bel core
Incostante non ti fù •
Enr. ( Ah potrei felice ancora
^ ( Per Clotilde respirar .
( Si potrai feliee ancora
Fan. ( Per Clotilde respirar
Z' orologi» su0na 6. ore , Fan. è agitatìmmo
Fan. Batte T ora ... per pietà
Parti 5 vola
Enr. Partirò ...
Quando noto a me sarà
Chi rapirla a me tentò.
F an. Lo saprai , prendi .
gli da il manco ^ e la spada
Enr, Lo svela
F an. Ma prometti ...
Enr. L^ prometto .
F an. Vibra il ferro io questo petto
Riconosci il traditor
presentando iù petto ad Enrico , che sia pef
snudare la spada ^ e poi si tratiìeno
Enr. Tu Vanoldo , e m' eri amico !
H
Tu Clotilde., ohimè! die ascolto!
( Ali! chi può mirarla in volto^
£ non ardere d'amor, )
P^an. Sìj ferisci, un empio sono.
Enr. No : t' abb iccio ^ e ti perdono . 5' abhraee
a B ( Ma chi può mirarla in volto
(E non ardere d*amor.
{ Di sì nobile trasporto
( Sol capace è il tuo gran cor.
L orologio ribatte C ora , sentesi il tamburo suo
nare . Escono sdUciti i Cavalieri ch^ aveva-
no seguito V an,
Van. Ma più tempo non ti resta
Suon ... di morte oh Dio ! non odi ?
Coro Ah Vanoldo, ornai ti appressa...
Van^ S'avvicinano i Custodi...
Va, t^invola^ non tardar.
Eitr. Parto... vado.,, abbandonarti....
Te lasciar cosi degg' io ?
Coro Deh! t'affretta.
Vaa. Amico ... ah ! parti .
a 2 Un amplesso, un solo addio,
/^a^. ( comincio a consolar •
/ Non sò il pianto, oh Dio! frenar.
xi/7,r. ( ^
Nel lasciarlo in tal periglio
Sento Talnia vacillar .
Vatu Finché resta in tal periglio
Sento in seno il cor tremar^
Reggi 3 o cielo, i passi suoi
La sua fuga non svelar.
Coro Veni, vieni 5 non tardar.
i Cavalieri conducQìi& ^na Enrico , Variai en^
ira in prigione ^ Al syLo/iod' uria funebre mar
u
eia ^ escano le guardie^ due di esse con fiaC^
cole indi il Capitano dappoi liodolfo .
SCENA IX.
liodolfo
L' ora prescritta è scorda , e non si compie
Il decreto real ? che più si tarda.
Alla civil discordia attenderemo
Che arda di nuovo iu man funesta face ?
Enrico louoja ^ ed cbbia il regno pace 9
S C E N A X
Voc/ tumuUùose di dentro 3 poi Qlotilde , EWirm
Ubaldo 5 Rodolfi ^ capitano e guardia .
Voci acne. Evviva! Rod. Quai grida!
Yoci Correte;., volate.
Rod. 1j ingresso vietale
Non oda mercè .
C/o. Enrico ... Riccardo... scende amante e
veloce eolla grazia d^ Enrico in man9 4
Oppressa.., mi sento...
La grazia ... contento ...
Son fuori di me.
Roz. La grazia! che dici ?
Ciò, L'ottenni dal Re. Rodolfo legge
i^L e Ub. L'ottenne dal Re.
G/o. Enrico ove sei ! corren, alla prigione
Ah ! corri mìo bene,*
Gli affanni e le pene
Amore finì .
SCENA XL
V an. si presenta sulla porta dalla prigione
Ciò. Oh stelle ! che miro!
Va/2. Clotilde gioisci ... C/o. Enrico !
Van, Fuggi.
Tutti Che ascolto ! fuggi!
S6
Ciò, Pago alfin sarai spietato a Vanoldo
Me lo rende il Giel placato
Tu crudel i' involi a me !
/ cai^alieri sì pres^entano sulla scala :
f^an. Cavalieri... ov'è T amico!
Cto. Giusti Dei!... chi miro! ah! Enrico
SCENA XI.
Enrico mostrandosi fra i Gui^alieri e
scendendo precipitosamente •
A morir vengo con te .
Clc. Tu sei salvo ...
Ens. Io salvo sono !
C/o. Si, tu devi il mio perdono
Al mio pianto, alla mia f e .
Èh. Uba. ( Si, tu devi il tao perdono,
Van. « 3 ( Al suo pianto, alla sua fe .
Enr, prima abbrafciando Yan. e poi Clotilde
Vieni Amico a questa seno.
Deh m'abbraccia o dolce Amore:
La mia pena > il mio dolore
Han trovato alfin pietà.
Eli^, , Ub. , Van. , e Coro .
Deh! t'arrendi o genitore^
Alla lor felicità.
Rad, Sì, già cede il genitore,
^ Dona a voi felicità.
I Vanoldo^ Enrico , e Clotilde.
Ah ! dì gK^ja e di contento
Palpitando il cor mi va.
Coro Ah! la face ornai s'accenda
Di sì puro e dolce Imene
A 61 tenere catene
Sempre il Cielo arriderà,
FINE
ILLUSI RAZIONI .